Bruno Bolla

Bruno Bolla è un dj attento, preparato e modesto. Preso in giro dagli amici più grandi perché aveva un gusto musicale diverso e più ricercato, si rifà presto quando poi gli stessi amici andranno a ballare la sua musica con lui in consolle. Sulla scena dagli anni 80, stregato dai rave di Manchester, con lui scopriamo nomi di locali milanesi mai sentiti e una delle prime one nighthouse di Milano: il Matmos che vedeva tra i resident dj, oltre a Bruno, anche Luca Colombo e Jackmaster Pez e come regular guest Ralf, Flavio Vecchi e Ricky Montanari. Matmos quest’anno festeggia 25 anni (https://www.facebook.com/events/1536087643347518/) ed è un’ottima occasione per fare due chiacchiere con Bruno.
MUSICA? DOVE ANDAVI A RECUPERARE I DISCHI ? CHE GENERI MUSICALI SUONAVI AGLI INIZI ?

BRUNO BOLLA: Mi sono avvicinato alla musica molto giovane ascoltando vecchi 45 giri di una zia che ascoltava per lo più pop e musica italiana, generi che ho abbandonato molto presto in verità. Per alcuni anni compravo dischi da un elettricista vicino casa, ma il budget a disposizione era abbastanza misero quindi ogni tanto aspettavo che si distraesse per fregargliene qualcuno… spero non mi scopra dopo questa intervista!In quegli anni non c’erano ancora i negozi che facevano importazione, poi quando nacque l’idea del djing frequentavo negozi come Pacha Records e Goody Music. Era il 1978 più o meno. Successivamente quando iniziavo a potermi considerare un dj andavo soprattutto da Mariposa, al Bazaar di Pippo, da Buscemi e tanti altri che erano in realtà delle librerie con il repartinodedicato al vinile.

COME E QUANDO TI SEI AVVICINATO ALLA

ERI UNO CHE ANDAVA A BALLARE? CHE LOCALI FREQUENTAVI A MILANO E IN ITALIA ?COM’ERA LA SCENA MILANESE DEL CLUBBING QUANDO TU ANDAVI A BALLARE ?

B.B.: Inizialmente non frequentavo affatto le discoteche, ero in una compagnia di amici più grandi di me e frequentavamo circoli dove si parlava di musica ma soprattutto di politica, le disco le vedevamo tutt’altro che bene. Si ascoltava prog rock e di dance neanche a parlarne. La svolta avvenne quando iniziai a frequentare amici che andavano alla Baia degli Angeli (http://www.notteitaliana.eu/locale/baia-degli-angeli/), me ne parlavano molto ma ero troppo piccolo e non potevo seguirli.

“Interno de Les Cigales di Bedizzole (Brescia)” , 1979Un sabato sera finalmente mi portarono in un club sul Lago di Garda, molto più vicino rispettoalla Baia, si chiamava Les Cigales (locale che abbiamo già incontrato nell’intervista a BeppeLoda (http://www.notteitaliana.eu/persone/beppe-loda/), ndr.). Rimasi folgorato. Suonavano Loda (http://www.notteitaliana.eu/persone/beppe-loda/), ndr.). Rimasi folgorato. Suonavano Rubens e Mozart e la musica era tutt’altro che commerciale, molto diversa dai suoni che si sentivano nei club milanesi, suonavano funk e le prime cose afro di artisti pop come Peter Gabriel o Mick Fleetwood. Ci trovavo delle analogie con quello che ascoltavo in quel periodo, mi piaceva molto quell’ambiente post-hippy abbastanza distante del fighettismo milanese e posti come il Cosmic (http://www.notteitaliana.eu/persone/daniele-baldelli-baia-imperiale/) ed il Typhoon (http://www.notteitaliana.eu/persone/beppe-loda/) arrivarono dopo. Tornai a casa e miricordo che feci molta fatica a prendere sonno. Da quel giorno iniziai a cercare funk, soul e disco disperatamente. I miei vecchi amici mi cristarono in ogni modo ma poi a distanza di anni me li ritrovai al Viridis, la mia prima residenza importante, a sentire di venerdì notte il mio mix di soul, funk, afro ed elettronica. Fu una piccola rivincita dopo essermi preso insulti inenarrabili.

È IL VIRIDIS QUINDI IL PRIMO CLUB CHE TI VEDE PER LA PRIMA VOLTA COME RESIDENT IN CONSOLLE ?

B.B.: Prima del Viridis suonavo per lo più in feste nell’hinterland milanese, molti erano mini circoli. La scena club milanese mi interessava pochino, c’erano bravi dj ma la musica non mi convinceva. Il Viridis sì è stata la mia prima residenza: era un piccolo club dove potevi osare di tutto, era un po’ la risposta milanese a club del centro italia come lo Slego (http://notteitaliana.eu/locale/slego/) ed il Tenax, era un vero club alternativo, era a San Giuliano Milanese ed era aperto fino alle 3, poi una buona parte del suo pubblico faceva tappa al Plastic fino a chiusura. Mi ricordo che in quel periodo (1984 – 1988) era un po’ la prassi, da qui forse la fama del Plastic, ultima tappa del tour notturno milanese (non per qualità ovviamente). Purtroppo le foto del Viridis sono abbastanza rare, qualcuna carina l’aveva Melo Boscarino (fotografo e a sua volta dj del Viridis prima di me) ma non le trova più.Ci tengo a precisare che la fama del Viridis era dovuta ad una programmazione musicale super alternativa che andava dal dark all’industrial, dal punk alla new wave passando per il northern soul, insomma un contenitore di musica non commerciale.

Tornando a Me ricordo che nel 1986 -1987 portai per primo a Milano i dj di punta del fenomeno afro-funk-electro come Mozart, Rubens, Daniele Baldelli, Claudio Tosi Brandi (TBC) e Beppe Loda (un po’ il mio maestro e grande amico).

POI NEGLI ANNI 90 LE COSE INIZIANO A CAMBIARE.

B.B.: Nei primi anni 90 Milano era scoppiettante, i clubs iniziarono davvero ad avere una dimensione internazionale e generi come l’house, l’acid jazz e l’hip hop erano nel loro momento di maggiore splendore. Sì, Milano in quegli anni se la giocava davvero bene grazie a club come il Plastic e one night splendide come Principe, Pussy Galore’s, Caffè Caribe, TuttiFrutti, Jazid e Matmos. Sicuramente ne dimentico qualcuna e non ci rimangano male quelli che non ho citato, ma a mio parere queste erano le più belle.

DOV’ERANO TUTTE QUESTE ONE NIGHT ?

B.B.: Il Principe era di scena in viale Bligny in una sala da ballo che normalmente faceva liscio esimilari, quella che adesso si chiama Tropicana, cosi come il Caffè Caribe era di scena in via Procaccini all’Apollo Dancing. Era abbastanza di moda andare a riesumare questi luoghi generalmente dedicati a un pubblico più adulto (un po’ come succede oggi per le balere, ndr). Pussy Galore’s ha cambiato molte location ma quelle che mi ricordo di più sono il Belle Epoque e Le Cinemà in via Ricciarelli. Il Tutti Frutti in inverno era al Time di Corso Lodi e, in estate, al Parco delle Rose in quello conosciuto oggi come il Borgo. Il Jazid è stato in via Medici 13, successivamente al Fronte del Porto in darsena-navigli (dove un tempo c’era il barcone del ristorante Rosso Pomodoro), poi al Madame Cloude, che era il Linea, in Piazzetta Giordano, e infine per un brevissimo periodo, nell’appena nato Magazzini generali.Va detto che ho tralasciato di citare importanti club che avevano anticipato tutti questi. Il Si o Si (in pratica il proto-Plastic) in via Vittadini. Il No-ties in zona Cairoli, il Primadonna in San Babila, L’amnesie in zona Corso 22 marzo ), Il Mandala (che poi divennE l’Hollywood), L’Odissea 2001 in via Forze Armate, quest’ultimo si contendeva con il Rolling Stones e con il Punto Rosso di Piazzale Lagosta la palma di locale di musica rock di MIlano.

Bruno Bolla @ Shocking Club 1989

RACCONTACI ANCHE COM’ERANO QUESTE ONE NIGHT E IN COSA SI DIFFERENZIAVANO.

B.B.: Il Principe aveva connotati musicali balearici, un pubblico selezionato di pubblicitari, professionisti e creativi. Un mood che riprendeva gli umori dell’Ibiza summer of Love 1986-1987. Il Pussy Galore musicalmente era molto filo-inglese con musica ad alta energia ed un pubblico trasgressivo, colorato e molto gay orientedCaffe Caribe era in voga per una ricerca musicale a 360 gradi con escursioni dal beat, al soul, passando per la musica italiana. Il pubblico era adulto, elegante e ricercato. Al Jazid musicalmente si puntava su suoni acid jazz, funk e rare groove, con live occasionali sempre sul genere. Il pubblico era molto colto a livello musicale con un misto tra radical chic, universitari, creativi e stranieri. Il Tutti Frutti era un contenitore musicale molto open con ben tre dancefloor: house , classics, acid jazz e hip-hop. Il pubblico era super modaiolo e spesso proveniente da fuori Milano. Il Punto Rosso era il riferimento per i suoni rock ed il primo rap. Pubblico vario ed informale.Il nostro Matmos era il tempio del sabato per l’house sia di stampo deep che garage per pubblico misto, attento musicalmente e con anche una discreta presenza gay.

ECCO RACCONTACI DEL MATMOS (HTTP://NOTTEITALIANA.EU/STORIE/MATMOS/) CHE TI HA VISTO PROTAGONISTA IN CONSOLLE.

B.B.: Il Matmos nacque nel 1990 ma io arrivai nel 1991. Conoscevo Marco Tini, il suo creatore, daitempi del Viridis, in realtà abitavamo addirittura nella stessa via ma non ci eravamo mai frequentati. Un giorno venne al Lizard dove ero dj resident, mi prese da parte e mi disse che gli piaceva molto la chiave con cui mischiavo house, down beat elettronico e alcune cose Detroit techno. Il Lizard era un locale musicalmente all’avanguardia ma con un pubblico modaiolo che a Marco sarebbe piaciuto vedere ballare nel contesto underground del Matmos. Così nacque l’idea di portarmi a fare il set di chiusura al Matmos (che era al Linea di Piazzetta Giordano) unavolta al mese. I dj erano Gemolotto, Colombo e Jackmaster Pez, il mio suono era leggermente diverso dal loro e questo a Marco Tini piaceva molto. Mi chiese se volevo diventare resident dalla stagione successiva, non potevo dirgli di no anche se staccarmi dal mio gruppo di pr delle Fous de L’ile, con cui ero da anni, mi costava molto. Il nuovo club che avrebbe ospitato il Matmos era il Carisma, vicino Piazza Cordusio. Purtroppo non ci suonai mai perché Marco scomparve a causa di un incidente stradale. Subentrarono così dinamiche troppo lunghe da spiegare e il Matmos inaugurò ugualmente al Carisma ma io non me la sentivo di suonarci. Il caso però volle che Isabella e Lucia, prime collaboratrici di Marco,portarono il Matmos a casa mia, cioè al Lizard. Da quel giorno sono stato fisso in consolle con Luca Colombo e Jackmaster Pez, colleghi chestimavo e stimo tuttora. Matmos poi cambiò ancora location, prima al Rage e l’ultimo anno all’ex Cafè Blue, che era stata anche la location che vide nascere il progetto del 1990. Furono anni bellissimi ma forse si iniziava a sentire la mancanza della guida artistica di Marco e quell’ultimo anno (1994) fu il canto del cigno.

NEL FRATTEMPO TRA LA FINE DEGLI ANNI 80 E I PRIMI 90 IN RIVIERA ROMAGNOLA

INIZIA A IMPORSI L’HOUSE IN MOLTI LOCALI SIMBOLO PENSO ALL’ETHOS, AL CLUB DEI

99, AL COCORICÒ E VIA DI DICENDO. COME VIVI TU QUESTO FERMENTO RIVIERASCO?

ANDAVI A BALLARE E A SUONARE DA QUELLE PARTI?

B.B.: Ho sempre avuto un rapporto abbastanza distaccato dalla riviera Romagnola, non per snobismo certamente, ma non ci ho lavorato più di tanto. Fui resident un anno al Symbol di San Marino e guest all’Echoes, ma le mie apparizioni erano rare. Ho tantissimi amici dj che suonano e hanno suonato lì ma per quello che mi riguarda non è mai scattata la scintilla, non c’è stata l’opportunità… ho sempre avuto l’impressione ci fosse una competizione eccessiva, sia tra i dj che tra gli addetti ai lavori in genere, troppa pressione. Non mi appassionava più di tanto, anche se fare qualcosa in più mi sarebbe piaciuto perché i club da quelle parti erano curati nei particolari. Per alcuni anni c’è stata una gran bella scena.

DOPO IL BOOM DEGLI ANNI 90 COSA SUCCEDE, DOVE ANDAVI A SUONARE DI SOLITO E COME HAI VISTO CAMBIARE LA SCENA CLUBBING ITALIANA?

B.B.: Dal 2000 in poi si è un po’ perso l’effetto novità ma l’evoluzione musicale non mi è dispiaciuta, compravo dischi come non mai… Forse ha iniziato a venire meno il concetto di clubbing per come lo intendevo io, ma è stato nuovamente divertente. Sono cambiate le abitudini, magari c’è stato meno spazio per le situazioni super specializzate, i big club hanno incorporato stili diversi, io stesso ho avuto una residenza di dieci anni al Cafè Solaire di Milano (un posto da più di 5000 persone), è iniziata l’epoca dei grossi festival legati alla musica elettronica concepita dai dj, insomma è cambiato un mondo. La figura del dj, ad esempio, si è un po’ distorta: si e’ persa l’essenza di un ruolo che è underground per antonomasia. Mi sembra che Guetta e similari siano un’altra cosa, molta immagine e marketing. Li trovo molto meno interessanti con pre-set e scenografie che mi sembrano più vicini a un concerto di una band rock, senza averne però la stessa valenza artistica. Secondo la mia visione sono due cose diverse e comunque io pagherei per un concerto di una band di rock’n’roll non certo per un one man show artificialmente costruito. Molte cose così che riguardano i dj (non tutte) mi sembrano delle cialtronate.

IN CONCOMITANZA CON LE SERATE INIZIA ANCHE LA TUA ATTIVITÀ COME DJ RADIOFONICO, PRODUCER E GIORNALISTA (PER DISCOID). QUANTO ERANO IMPORTANTI LE RADIO E QUALI RADIO C’ERANO CHE PARLAVANO DI CLUBBING ? RACCONTACI COME SI È FORGIATO IL TUO GUSTO MUSICALE A LIVELLO DI PRODUZIONI. QUALI ERANO I MAGAZINE O I PRIMI SITI WEB CHE PARLAVANO DI MUSICA (ANCHE ELETTRONICA) E DI CLUBBING ITALIANI?

B.B.: Nel 1995 insieme a Gianni Bedori e Cesare Mazzuccato ho curato il programma Dancefloor Jazz di RadioRai 2. Poi nel 1999 inizia l’esperienza a Radio Montecarlo, per me fondamentale. Il mio programma Cool Dance era un mixato settimanale di tre ore, abbastanza diverso da quelli, pur pregevoli, che c’erano stati negli anni 90, ricordo ad esempio Station One e Radio Italia Network che facevano cose simili, ma il mio era un mood diverso. Il concetto non era solo di mix, ma di ricerca di un certo tipo di suono e il fatto di avere un radio show così lungo mi permetteva di giocare su stili e suoni diversi componendo un viaggio sonoro a 360 gradi e non monocorde come era stato fatto fino allora. È stato un bell’episodio durato 4 anni che, considerando il tenore qualitativo medio delle radio, è un buon successo. Anche la mia collaborazione con Discoid mi ha dato tante soddisfazioni e riconoscimenti non solo in italia: ascoltare e recensire tanta musica mi ha consentito di avere un bagaglio utile sia per le produzioni che per il djing. Attualmente pesco un po’ su internet e mi piace molto Blow Up. Non impazzisco per quelli che parlano anche di clubs, quelli delle classifiche per intenderci, in passato leggevo molto Rockstar (anni 80) ma soprattutto magazine inglesi: Straight No Chaser e Blues Soul per me sono stati delle bibbie soprattutto negli anni 90.

OGGI COME VEDI LA SCENA MUSICALE ITALIANA E QUELLA CLUBBING ? CHE DIFFERENZE C’ERANO TRA L’ANDARE A BALLARE TRA GLI ANNI 80, I 90 E OGGI? CI SONO DEI NOMI DI GIOVANI PROMETTENTI E DEI CLUB CHE OFFRONO BELLE SERATE? CI POTREBBE ESSERE UNA SERATA DEGNA EREDITIERA DEL MATMOS?

B.B.: La musica italiana la seguo davvero poco, non saprei dare giudizi attendibili e sull’andare a ballare solitamente quando esco sono dietro la consolle. Però parlando di Milano la nascita e il successo di alcuni club non grandissimi negli ultimi anni fa ben sperare. Vedo un pubblico giovane abbastanza attento e competente, forse numericamente sono meno di quelli degli anni 80- 90 ma ci sono e si vedono. Clubs come Tunnel (http://www.tunnel-milano.it/) e Dude (http://www.dude-club.net/), ad esempio, meritano un dieci pieno e aggiungerei anche miniclub come 65mq (https://www.facebook.com/65mqMLN). Mentre per i giovani che mi piacciono ce sono tanti e non vorrei dimenticarne qualcuno, comunque sono un bel po’..

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BRUNO BOLLA | MONDONERO | 8th Feb 2019

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